ANSA

Mazzarella Press Office

Cerca nel blog

EMP 1

sabato 22 luglio 2017

EXTREMA - Intervista a Tommy Massara

foto Emanuela Giurano Karmaphoto
Allora Tommy, ben ritrovato sulle pagine di Giornale Metal. Partiamo dall'inizio e dal comunicato che ha sancito il vostro divorzio da GL Perotti. Cosa è successo? Era già nell'aria questa separazione? 

Ciao Maurizio e via Giornale Metal, non voglio più entrare nei dettagli perché non ha senso buttare merda su qualcuno, ti dirò solo che ormai la situazione era diventata ingestibile e non c’era la più lontana parvenza di serenità. Si era nell’aria già da Novembre, ma abbiamo sperato sopratutto dopo il tour di Febbraio che le cose potessero prendere una piega diversa, così non è stato. 

foto Emanuela Giurano Karmaphoto

Da un punto di vista umano, oltre che professionale, quanto è stata dolorosa questa separazione visto che con GL siete stati sempre insieme dagli esordi? 

Quando finisce un rapporto ci sono sempre delle scorie dolorose, da tutte e due le parti.

Fondamentalmente non è la prima volta che vi siete separati da GL, successe già diversi anni fa. Quanto è stato difficile riorganizzarsi e cercare immediatamente un nuovo cantante? 

La portata di questa decisione la puoi vedere dal fatto che GL è stato sostituito definitivamente, le separazioni del passato sono state diverse e comunque per brevi periodi, qui si è rotto qualcosa deifinitivamente e di conseguenza abbiamo cercato un vero sostituto e non un rimpiazzo momentaneo.

Quanto è stato difficile invece trovare un sostituto di GL, visto che genericamente il cantante spesso rappresenta il volto di una band?

Ti rispondo con dei nomi sicuramente più importanti di noi: Paul Di Anno, Bruce Dickinson, Ozzy Osbourne, Ronnie J. Dio, Vince Neil, John Corabi, ma la lista sarebbe lunghissima. Tutte le Band e molte altre dalle quali provengono questi cantanti hanno cambiato il frontman ed hanno continuato serenamente delle carriere, non vedo in cosa dovremmo essere diversi. Se continui a fare musica col cuore e con passione puoi andare avanti all’infinito. 

foto Emanuela Giurano Karmaphoto

Tiziano Spigno è quindi il nuovo cantante della band. Su quanti vocalist è stato selezionato e perché la scelta è caduta su di lui?

Ci hanno scritto più o meno 30 persone per proporsi, di queste 30 quelle papabili erano 5. Uno era troppo lontano e logisticamente sarebbe diventato un problema, quindi ci siamo concentrati sui 4 rimanenti per fare una audizione seria in sala suonando insieme. Dei quattro due si sono dimostrati di livello superiore, uno dei due era Tiziano. La scelta è caduta su Tiziano perché la qualità era veramente molto alta.

Avete scelto un clone di GL oppure un cantante con caratteristiche personali? Da un punto di vista tecnico e stilistico, in cosa si differenziano?

Tiziano ha un background completamente diverso da GL, ma secondo noi ha le qualità per poter aggiungere qualcosa al nostro sound. 

foto Emanuela Giurano Karmaphoto

Tiziano ha già esordito dal vivo. Come è stato accolto dal pubblico?

Devo dire che non mi aspettavo un’accoglienza simile, i nostri fan lo hanno incitato dall’inizio alla fine e lo hanno fatto sentire subito uno di noi, non era facile ma le prime due date sono andate molto bene, ora non vediamo l’ora di riiniziare a suonare dal vivo con continuità.

Sono in programma altre date dal vivo? 

Abbiamo due Festival in Francia programmati da tempo uno a Settembre ed uno a Novembre, ma ovviamente prima di iniziare a pensare di programmare altri show dovevamo capire come la Band avrebbe funzionato dal vivo, da qualche giorno abbiamo iniziato a sondare per organizzare delle nuove date.

Ora che il battesimo dal vivo è stato fatto, manca quello in studio. Quando uscirà il nuovo disco degli Extrema? 

Abbiamo 7 pezzi abbozzati, stiamo lavorando, non ti so dire una data ma spero e penso che potremmo entrare in studio entro fine anno. 

foto Emanuela Giurano Karmaphoto

Oltre alla presenza di Tiziano, cosa dobbiamo aspettarci di nuovo dal prossimo disco?

Sinceramente è un po prematuro ma penso che sarà un disco molto immediato.

GL nel suo video di replica al vostro comunicato ha parlato di scena metal ormai poco stimolante. Ritieni sia davvero così?

Sono d’accordo in parte con lui, la scena Italiana non è mai stata un granchè, gli stimoli si perdono per tanti motivi.

Questa per voi è una sorta di rinascita, visto che tu sei rimasto l'unico membro originario della band? 

La mia seconda rinascita, già dopo “We Fuckin’ Care” nel 1988 era stata cambiata tutta la formazione. 

In tanti anni di carriera, quale ritieni sia stato il momento peggiore e quale migliore? 

Ce ne sono stati tanti degli uni  e degli altri, ovviamente voglio sempre ricordare i trionfi raggiunti sulle sconfitte, comunque questa Band in 30 anni di carriera di cose eccezionali ne ha fatte tantissime.

Maurizio Mazzarella

HANSEN & FRIENDS - Thank You Wacken Live

earMusic
Lo scorso 23 giugno tramite la earMusic è uscito Thank You Wacken, live album del concerto speciale di Kai Hansen & Friends tenutosi al festival Wacken Open Air durante l'edizione del 2016. Il concerto, organizzato per celebrare il primo album solista dell'artista (XXX – Three Decades In Metal), vede Hasen affiancato da una formazione speciale, composta da Alex Dietz (degli Heaven Shall Burn) al basso,Eike Freese (Dark Age) alla chitarra, Michael Ehré (Gamma Ray) alla batteria, Corvin Bahn (Crystal Breed) alle tastiere e, infine, da Clémentine Delauney (Vision Of Atlantis) e Frank Beck (sempre dei Gamma Ray) ai cori. Oltre a ciò, si aggiunge il nome di Michael Kiske come special guest dell'evento. La scaletta regala un’ora abbondante di power metal hanseniano, con i suoi assoli, i suoi classici bridge e refrain, insieme a testi incentrati su temi edonistici e libertari (è risaputa l’insofferenza di Kai nei confronti dei bacchettoni tedeschi, fissati con l’inferno e il fuoco della Geenna, basti vedere i tanti brani composti che hanno il termine hell nel titolo). Nella versione CD, invece, c'è spazio anche per una bonus track, "Stranger in Time". Nel booklet qualche foto e giusto due parole per ricordare che il buon Kai bazzica nelle parti d Wacken dal '94, a pochi anni dall'inizio del festival oggi assurto a dimensioni simboliche inimmaginabili.

Se può starci la recente “Born free” come opener speed, convincono meno o gli altri estratti dall’album celebrativo Three Decades in Metal, su tutti “Enemies of fun”. A strappare viva commozione nel pubblico del Wacken sono, invece, gli evergreen terremotanti dell’era Helloween: sempre stellari “Ride the sky” e “Victim of fate”, in concentrato di metallo priestiano con Hansen, però, in difficoltà sulle note alte. Sarebbe stato bello sentire anche “Judas” o “Starlight”, ma dobbiamo accontentarci. L’ugola Michael Kiske, invece, è presente nell’accoppiata “I want out” e “Future World”, di meglio era difficile pescare, forse si poteva scegliere “March of time” e “Twilight of the gods”, ma è inutile lamentarsi. Kiske (in)canta, siamo curiosi di vederlo all’opera nell’imminente tour con le zucche al completo. Peccato che il dvd si concluda con una versione azzoppata di “Save Us”, un'altra song dal potenziale enorme, ma che, senza Kiske, non rende a dovere: la bella Clémentine Delauney francamente è più che fuori luogo, una voce pseudo lirica non vale un’operatic voice anni Ottanta. Venendo alla qualità video, niente da segnalare, la regia è minimale e l’allestimento scenico scarno quanto basta per un atto metal. Il look di Hansen non è dei più convincenti, ma le sue chitarre a freccia sono uno spettacolo a vedersi. Consigliamo l’acquisto a tutti i fan del buon power metal teutonico, magari per concedersi un regalo inatteso e velleitario. 

Voto: 7/10 

Bob Preda

RIVERDOGS - California

Frontiers
Verso la fine degli anni 80 una band nuova fece il suo esordio, il suo nome era Riverdogs ed il motivo per il quale il gruppo attirò su di sé le attenzioni degli appassionati fu perché tra le proprie fila c’era un chitarrista che tanto bene aveva già fatto in giro con band di grandezza mondiale come Dio, Whitesnake,Lou Gramm Della band facevano parte anche Nick Brophy (basso e tastiere), Marc Danzeisen (batteria) e Rob Lamothe (voce), i quali hanno sempre avuto a che fare con la musica, chi come produttore, chi in altre vesti. A distanza di sei anni dall’ultima produzione (’World Gone Mad’ 2011) tornano oggi i Riverdogs con un album nuovo di zecca contenente le solite undici tracce:"California".L'Album si muove attraverso la miglior tradizione rock anni '80, accogliendo al suo interno anche diverse influenze blues. I quattro musicisti non sono certo novellini e si dimostrano ben capaci a costruire un album senza filler e ben equilibrato tra inni rock da stadio, ballad melodiche e pezzi in cui si preme sull'acceleratore avvicinandosi ad un certo tipo di heavy metal. La sezione ritmica è pulita, precisa e di contributo essenziale, anche se Danzeisen e Brophy vengono quasi messi in ombra da Lamothe, in grado di interpretare alla perfezione ogni brano con le sue diverse sfumature e soprattutto da Campbell. È proprio il chitarrista a mettersi maggiormente in mostra con i riff che nella maggior parte dei casi sostengono ogni brano, fraseggi e assoli di ottima fattura. Nonostante l'opera abbia un protagonista, è lodevole come Campbell non sfoci nella semplice autocelebrazione, rimanendo sempre funzionale al brano proposto e sfruttando al meglio il lavoro dei compagni. Fin dalla coinvolgente introduzione dell'opener "American Dream", il disco attraversa diversi momenti, come la più melodica "The Revolution Starts Tonight", ma è nella seconda parte che dà il meglio, a partire da "The Heart Is A Mindless Bird". Il brano, che inizia quasi come una ballata, si trasforma in una folle cavalcata sostenuta da riff heavy e si merita il premio di brano più riuscito del lotto.

Tra gli altri pezzi, a farsi notare è anche "Welcome To The New Disaster", intrisa da un'anima blues.Tra i tanti ritorni di dubbio spessore, probabilmente quello dei Riverdogs non è certo uno dei più eclatanti. Il nome non è di quelli da prima pagina e quel primo disco di discreto successo uscito ventisette anni fa probabilmente è stato dimenticato dai più. Eppure, se si lascia parlare la musica, California è un album che farà la felicità dei molti che all’apparenza preferiscono la sostanza. Rock di grande spessore, fatto da interpreti di livello, pochissimo fumo e tanta concretezza. Colpisce in particolare l’atmosfera tutto sommato rilassata e languida del disco, che riflette benissimo il calore californiano, con quelle necessarie incursioni nel blues a completare il quadro di un hard rock elegante e sentito, interpretato col cuore di chi sa come scrive una grande canzone e la sa poi rendere attraverso quelle intangibili qualità che sono la classe e il mestiere. Non è il disco dell’anno e a mio avviso manca appena di dinamismo, pur senza mai annoiare, ma California è davvero un gran bel ritorno, molto consigliato. Per chi volesse avere notizie sullo stato di salute di Vivian Campbell, dopo l’annuncio shock del tumore che lo ha colpito qualche anno fa, questo disco non può che essere la miglior risposta possibile da parte di un grande artista, che merita tutto il rispetto possibile. 

Voto: 8/10 

Bob Preda

venerdì 21 luglio 2017

Rock Metal Fest 2017: la scaletta e i dettagli

ROCK METAL FEST 2017 - Nona edizione
Link Facebook all'evento
Organizzato dalla Onlus - Rock Metal Events
Pulsano (Taranto)

Ecco le 5 band (selezionate tra oltre 40 compagini che hanno inviato la domanda di partecipazione),

che suoneranno nello spazio allestito presso la Zona industriale.

Questi i gruppi (in ordine di uscita sul palco):

- Mad Hornet - Hard rock, Glam - Maruggio (Ta)

- Fake Heroes - Prog Metal – Pescara

- Implodead - Death Metal – Bari

- Full Leather Jackets - Heavy Metal classico – Pieve di Cadore (Belluno)

- Deathless Legacy - Horror gothic rock - Montopoli Val d’Arno (Pisa) 


START ORE 20:30
Zona Industriale di Pulsano (Taranto)
Riferimenti Google maps
INGRESSO GRATUITO COME SEMPRE

LIMBONIC ART - Spectre Abysm

Candlelight
I norvegesi Limbonic Art sono tornati, ma ormai sono solo la creatura dell’unico membro rimasto del duo, ovvero Daemon. Il disco è puro symphonic black metal, il nostro ha ben in mente le coordinate stilistiche di questo lavoro, essendo l’unico compositore; “Demonic resurrection” è un pezzo lungo dieci e passa minuti in cui blast beats creati da una drum machine tengono il tempo di riff gelidi e orchestrazioni con tastiere a dare enfasi, mentre il nostro usa uno scream maligno come da tradizione. “Ethereal traveller” inizia come brano cadenzato, epicheggiante, con chitarre aperte e doppia cassa sempre in movimento; per poi virare in blast beats e dualismo vocale intervallando parti più growl a scream; un viaggio infernale ,rallentando brevemente prima di riprendere la marcia senza pietà alcuna. “Omega doom” anche qui le tastiere doppiano i riff di chitarra mentre i brano va veloce, tra blast beats e tempi speed; per poi rallentare a metà brano, mentre il nostro urla con odio il titolo del brano, anche in questo caso la melodia viene dosata con equilibrio.

“Requiem sempiternam” è il brano più breve del lotto; quasi tre minuti, un brano sinfonico, magniloquente e epico; con il nostro che programma pochi tocchi di drum machine e sul finale campane a morto e un organo sullo sfondo. “Triumph of sacrilege” torna a picchiare con tastiere e organo in bella vista, blast beats devastanti, riff gelidi per poi concludere il brano con un organo orrorifico e la voce del nostro più malvagia che mai. Un tuono ci preannuncia “Disciplina arcani”, una sorta di invocazione al demonio; tra tastiere lugubri, voci sussurrate e maligne e rumori apocalittici atte a invocare le potenze infernali, il nostro urla la sua invocazione maligna con dualismo tono pulito evocativo e scream;il drumming è percussivo, come a sottolineare il rito officiato. “Through the vast profundity obscure”,è un brano symphonic black a tutto tondo, drumming devastante e feroce, riffing che più gelidi non si può; screaming acidissimi e tastiere di ispirazione classica per poi rallentare in maniera marziale la marcia nel finale . Un disco che ha nel suo essere tanto mestiere, perché è ben fatto, si sente bene che il nostro è un fine conoscitore della materia; buon disco ma dal creatore di un disco come “Moon in the scorpio” ma sarei aspettato qualcosa di più. 

Voto: 6,5/10 

Matteo “Thrasher80” Mapelli

TURMA - Kraken

Agoge
I “Turma”, band partenopea attiva dal 2008 ha compiuto un lungo percorso che li ha portati a proporre musica di qualità. In quasi 10 anni di attività, pubblicando nel 2011 il loro primo lavoro “Tearless”, album principalmente Thrash/Metal, come pochi gruppi hanno sperimentato e cambiato anche il genere. Attualmente si inseriscono in un filone davvero particolare, il Technical Brutal Death. La loro è una musica moderna e accattivante, dai suoni aggressivi e brutali. Con queste credenziali hanno pubblicato “Kraken”, 23 minuti di musica violenta e potentissima con alternanze di Growl e Scream, potenza vocale ad altissimi livelli. Nell’ascolto intravediamo dei veri momenti mostruosi, energicamente parlando, con suoni assurdi che si infrangono contro il muro del suono, accade però che si abbandonino a tratti a momenti melodiosi, accrescendo il valore dell’intero album. 8 brani che compongono il platter, di breve durata a dire i vero ma di un’intensità acustica da sfondare cuore e timpani. “Feel no Pain” si apre con un folata di vento che lascia in breve tempo spazio ad un growl che ci martella per tutta la durata del brano, tre minuti di puro death metal, adrenalina che trasuda ad ogni singola nota. Tutti il lavoro è attraversato da riff granitici e campi di tempo ritmici, più veloce, più forte con atmosfera coinvolgente è “Mortal Kombat, ottima performance strumentale e tecnica ripercorre le tappe dell’opener senza annoiare. Sulla stessa linea melodica si muove “Destroyer”, pare che ad ogni brano l’agguerrimento della band cresca, parti più veloce e parti più lenti si alternano a ripetizione, cambia veste di continuo, per il genere un toccasana senza eguali.

Segue uno dei brani più brevi ma che cambia l’aspetto, crea una carica iniziale che cresce sino all’esplosione dove sono evidenti le grandi capaità strumentali della band. Mantenendo viva la parte metallosa e aggressiva, la title track presenta anche la parte melodiosa, si veste di una musica meno death ma rimane comunque a svolazzare fra i campi più Heavy, forse il miglior brano. Si ritorna al growl più forte con “Forgotten”si caricano di enfasi i brani. Segue il primo singolo pubblicato “Rebecca’s Shield”, facile da capire la scelta, poichè il più diretto e particolare fra tutti, granitico sino alla fine. Scream, scream e growl per la canzone che chiude il tutto “Magam” dove si rende evidente l’alternanza fra parti più martellanti e parti di ascolto più melodico. Album interamente auto-prodotto, registrato nei “Tuirma-Studios” e mixato da Daniele Aprea. Capace di convincere gli amanti del genere questo disco, crea numerosi spunti per il riascolto che scopre sempre qualcosa di nuovo. Mette in risalto ovunque l’enormi doti vocali del singer instancabile, e la tecnica a dir poco eccezionale di tutta la sezione ritmica. Ammiratori e non del genere apprestatevi ad ascoltare un lavoro di ottima qualità Made in Napoli! 

Voto: 7.5/10 

Angelica Grippa

EXHUME TO CONSUME - Let the Slaughter Begin

Pathologically Explicit
Gran bell’ep ci danno in pasto i brutal metallers capitolini, Exhume to consume. Un bell’antipasto carico di sangue, horror, aggressività, tecnica, humor e tanto metal estremo; la colonna sonora perfetta per un film splatter fulciano o una delle prime opere del bravo Peter Jackson. L’opener “Bon apetit” è devastante, dopo un’intro campionata dal un film, presumibilmente horror ecco l’assalto; aggressivo e potente, chitarre a grattuggia da parte di Alessio Reggi e Gianluca Lucarini, drumming potente e rallentamenti a rotta di collo, un solos virtuoso, tecnico e un growler capace di tirare fuori i cadaveri dalle tombe. “Violated after death” è breve ma diretta, un mid tempo che mette in equilibrio tecnica e aggressività con grande gusto.

“Happy milf” è devastante; batteria percussiva, doppia cassa, cambi di tempo, chitarre lancinanti e humor, molto gustoso. “Hole you can eat” è poternza pura in poco più di due minuti e puro brutal death; rallentamenti, growl e chitarre che arpeggiano melodie inquietanti, per poi riprendere la devastazione con blast beats. Un gran bell’esempio di come deve essere fatto un disco brutal, attributi e aggressività oltre che tecnica strumentale, da avere e..consumare! 

Voto: 7/10  

Matteo”Thrasher80” Mapelli

mercoledì 19 luglio 2017

BLIND GUARDIAN - Live Beyond The Spheres

Blind Guardian
L’ultimo live album a nome Blind Guardian risale ormai al 2003, anno in cui uscì Live, tra l’altro ottimo disco dal vivo. I famosi tedeschi avranno ben pensato che fosse ora di tornare con un altro e ancor più grande lavoro dal vivo. Suddiviso in ben tre cd, racconta i loro migliori episodi tratti dal fortunatissimo tour del 2015 a supporto dell’album Beyond The Red Mirror uscito proprio in quell’anno. Come ben sappiamo la musica della suddetta band non è mai stata semplice, complice le tante e complesse orchestrazioni inserite all’interno della musica, che si la rendono a dismisura pomposa e a tratti prog, ma che per ovvie ragioni la maggior parte delle volte viene difficile riportare il tutto su un palcoscenico. Ma sappiamo che i bardi tedeschi non sono nuovi a questo tipo di cose e con questo terzo live riescono comunque a portare in scena uno show degno del nome che portano. Non ci sono tutti gli arrangiamenti che hanno di solito su disco, ma in molti casi la musica nuda e cruda ne giova parecchio. Ripercorrono tutta la loro carriera, andando a pescare da ogni album in studio pubblicati fino ad oggi.

Ed è sempre una gran cosa poter ascoltare gemme tratte dai loro vecchi dischi come Bright Eyes oppure la velocissima Banish From Sanctuary, senza dimenticare le varie hit da 90 che rispondono al nome di Mirror Mirror, posta sempre in chiusura, The Bard’s Song cantanta a squarcia gola da tutti i presenti. In pratica ogni brano presentato è un successo. Tutta la band non si risparmia di certo, dando il massimo come loro consuetudine. Hansi forse non avrà più l’estensione vocale di una volta, ma risulta comunque ancora efficace dal vivo, lasciando il segno in molte canzoni. Non vi è un momento più alto o baso all’interno di questo live album, ma possiamo dire che un unico e ottimo the best of di questa grandiosa band tedesca che da tantissimi anni accompagna nel bene e nel male le nostre giornate. Tanti ragazzi diventati adulti e padri di famiglia sono cresciuti con i Blind Guardian, ma ci sono anche tantissime nuove leve che si mischiano perfettamente alla vecchia scuola presenziando in massa ai loro concerti, comprando anche i loro dischi. I brani sono tutti belli da ascoltare e anche se peccano un po’ in potenza sonora, possiamo concedere questa piccola mancanza ad una band che ancora oggi può dettare legge all’interno della scena power mondiale. 

Voto: 7/10

Sandro Lo Castro

GRAHAM BONNET - Live...Here Comes The Night

Frontiers
A un anno di distanza dall'ottimo "The Book", il quasi settantenne Graham Bonnet e la sua band tornano con un album dal vivo accompagnato da un DVD, "Live... Here Comes The Night", registrato durante la performance al Frontiers Rock Festival III a Trezzo nell'aprile 2016(dove io c'ero!) Tra le tracce del lotto, alcune spiccano in termini di resa on stage. Al melodic rock'n'roll di "All Night Long" e all'epica "Eyes Of The World" tratte da "Down To Earth" (1979), trascinanti apripista del live, seguono la morbida "Will You Be Home Tonight" e la coloratissima "Dancer", in una setlist che non conosce pause, tingendosi di sfumature eterogenee e gradevolmente easy-listening. I ritmi sostenuti di "Jet To Jet" e l'intensità di "Island In The Sun", frutto della vena compositiva di Yngwie Malmsteen, giovane guitar hero negli Alcatrazz di "No Parole From Rock'N'Roll" (1984), rivivono entrambe nel riffing work personalissimo di Pesinato, ingegnoso nel non replicare meccanicamente i fraseggi del maestro svedese.

La commerciale "Since You Been Gone" e l'incisiva "Assault Attack" rivelano la flessibilità di Bonnet: refrain estremamente catchy o marcata aggressività non fa differenza, il nostro marchia a fuoco qualsiasi brano, non disdegnando momenti di stampo AOR e blues oriented. "Desert Song", gemma dell'intera carriera, nata dalle corde impazzite di Michael Schenker, cattura invece per il misticismo emanante da ogni singola nota: impossibile rimanere freddi di fronte alle vibrazioni sahariane suggerite dall'intrecciarsi di voce e strumenti, in un gioco suggestivo di commovente irruenza. L'impatto sonoro di "Lost In Hollywood" chiude trionfalmente una prestazione di ottimo livello che colpisce positivamente per l'assenza di qualsivoglia sbavatura. Più che una compilation, un affettuoso omaggio al passato glorioso di un protagonista della scena rock tout-court, magari meno celebre rispetto a frontman di superiore caratura, tuttavia non per questo di mediocre livello. Outsider di lusso, il buon vecchio Graham ribadisce sì che il tempo trascorre per tutti inesorabile, ma che la possibilità di restare sulle scene, reinterpretando appassionatamente la tradizione e attorniandosi di abili musicisti, rappresenta una solida realtà e non una fragile chimera. 

Voto: 9/10 

Bob Preda

DESULTORY - Through Aching Aeons

Pulverised
Questa non me la dovevate fare cari Desultory; avete fatto un discone e vi sciogliete ancora?? Ecco, miglior modo per andarsene non poteva essere, ovvero in gloria. Perché i nostri svedesoni, hanno fatto un disco da manuale, ovvero, come fare il disco di death metal svedese, spiegandone con i brani le regole: riffing segaossa(inventato da Leif Cuzner dei leggendari Nihilist);furia, brani senza pietà a livello ritmico e uso sapiente della melodia, ma tanta, tanta ferocia. L’opener “Silent rapture” è un monumento al genere, batteria percussiva, chitarre zanzarose che semplicemente mi mandano in estasi, basso pulsante e voce cavernosa proveniente dai più bassi abissi; ”Spineless kingdom” dal riffing maligno e un up tempo in pieno “tupa tupa style”, da headbaging senza fine; da rompersi l’osso del collo, sezione ritmica e chitarre che sono un corpo unico per la carica di odio del singer.

La titletrack è un bulldozer, non si ferma; blast beats, chitarre che grattano la carne distorcendo il suono ma sempre con melodie malate, poi rallentamenti in mid tempo, mentre il singer grida la rabbia e poi accellera all’improvviso e soprattutto un mid tempo con chitarre da urlo, potenza e distorsione. “In this embrace” ti azzanna alla gola, non ti molla; il brano è feroce e non cede di un millimetro dalla furia; ”Beneath the bleeding sky” ha un riffing dissonante e maligno e il batterista picchia senza pietà percuotendo le pelli ;mentre il singer grida a mondo la sua furia iconoclasta. “Slither” è un terremoto ritmico, cambi di tempo che vanno dal blast beats, all’up tempo, fino al rallentamento che fa esplodere le chitarre nel suono delle saw guitars, per poi tornare e picchiare senza pietà. “Divine blindness” sembra un brano a tinte orrorifiche con l’introduzione al pianoforte che suona una melodia inquietante, poi l’inferno; blast beats devastanti, voce infernale e un mid tempo trascinante nel mezzo, per poi colpire ancora e la melodia usata col contagocce ma in modo costante ripetendo la melodia inquietante introduttiva attraverso le chitarre e colpire con la conclusiva traccia “Our departur” commiato dei nostri, un mid tempo terremotante e di potenza esplosiva che aumenta di velocità per non lasciare prigionieri. Che disco ragazzi, nove brani perfetti, senza scalfiture; ultimo sigillo per queste colonne del metal estremo svedese; se volete avere un monumentale disco di puro death metal svedese, eccolo qui, tre parole: Through aching aeons, sipario. 

Voto: 9/10  

Matteo ”Thrasher80” Mapelli