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sabato 16 dicembre 2017

CAVALERA CONSPIRACY / OVERKILL / INSOMNIUM – Live Club di Trezzo – 5 Dec 2017

In questa fredda serata, non c’e’ niente di meglio che entrare al mitico Live di Trezzo sulle note degli Insomnium, che ti scaldano immediatamente l’animo. Pochissima gente, e’ la prima cosa che noto. I ragazzi si difendono bene, i pochi (ma buoni) presenti sembrano apprezzare di buon gusto la band, cantando tutte le canzoni, che sfodera i suoi pezzi migliori, un misto tra metal e folk con sfumature, non black, ma comunque cupe e scure. Sono in quattro, il bassista/cantante fa la sua parte, mentre i due chitarristi si prodigano in ritmiche e assoli. Brani veloci, si alternano a quelli piu’ cadenzati. Il pubblico chiama a gran voce le canzoni violente non ancora suonate, ma la chiusura del concerto e’ lasciata ad un loro pezzo piu’ atmosferico piuttosto che veloce e pesante, e il pubblico in coro urla alla band: perche’? La cosa mi fa sorridere alquanto, ma poi l’audience si lascia lo stesso prendere dalla scelta stilistica della band. bel concertino, peccato per loro che vengono pressoché immediatamente “dimenticati” gia’ dalle prime note degli Overkill, il dislivello tra loro e le altre due band che suoneranno ora e’ troppo elevato. Qualche minuto per il cambio palco ed ecco le luci verdi. Uno spettatore: vedrai che c’e’ la “monoluce”, e i “monofari” proietteranno solo il verde… e per i primi brani così e’ stato, poi i colori dei fari hanno assunto anche altre sfumature. Lo spettacolo e’ a corda tesa, livelli di adrenalina altissimi, dove Bobby e DD dimostrano che gli anni non passano allo stesso modo per tutti, due persone in piena forma fisica, una voce uguale al 1987 anche oggi, se non che piu’ calda e potente, un basso sempre presente ed attento all’andamento della sua band, che metal ragazzi… assoli taglienti e ritmiche assassine fanno da base al concerto.

Le canzoni si alternano tra nuove produzioni e vecchi cavalli di battaglia, il delirio a rotten to the core, grande intesa di band con ironbound, la stupenda wrecking crew … la presentazione del nuovo batterista, per finire con la bella cover dei Dead boys, che ancora ho nelle orecchie “ we don’t care what you say …” grande band che non si risparmia di nulla, alla fine grandi lanci al pubblico di plettri, polsini, pelli di batteria, bacchette… Tiratemi giu anche un DD Verni, che viene sempre buono … ahahaha. Precisi, taglienti, potentissimi, grande band, gran concerto! Ci siamo finalmente, fratellini Cavalera!! Il concerto poteva cominciare in un modo solamente: Roooooooottssss Bloooody Rooooooooootssss, cantato a squarciagola da tutti i presenti in sala, Gossip: c’e’ il roady di Max che sembra il padre metal quello degli anni 80, ma ingrassato (come se lui all’epoca fosse magro) ahah… Una particolarità mi colpisce (poi continuiamo con la recensione del concerto) sulla batteria di Igor la foto del defunto Martin Ain. Il giubbino smanicato di Max con una grande toppa di motorhead dietro e due toppe tra le altre: celtic frost godflesh ed Hellhammer. Non ho mai avuto la fortuna di conoscere di persona Max, Igor si, all’epoca di sepultura against, ma dalle prime file del pubblico dove sono a vedere il concerto, appare una persona buona come il pane, e molto semplice. I ritmi sono rotondi e brasiliani, altro non volevamo… la parola piu’ ridondante in tutto il concerto è Jump, Jump, Jump…

Si continua con i brani che hanno caratterizzato per oltre 20 anni ormai un album pilastro del metal, che piaccia o no, questo e’ un altro conto. Incoraggiamento dal pubblico quando Max urla : Sepulturaaaaaaa !!! Appaiono durante la serata anche strumenti originali indigeni, ratamahatta sempre bella, cut throath potentissima, si susseguono classici uno dietro l’altro, fino al tributo al padre indiscusso di tutti: una bellissima versione di Ace Of Spades. Max continua ad incitare il circle pit e se o zio così vuole il popolo così fa!! Prosegue un brano dei Cavalera Conspiracy, la presentazione della band, vengono portati sul palco (sempre dal “simil religioso”che indossa una bella maglietta soulfly) due timpani, l’assolo di Igor viene accompagnato (ovviamente ritmi tribali) da un timpano suonato da Max, e dall’altro dal batterista dei Overkill… il concerto si chiude nell’unico modo possibile: un bis di Roooooots Bloodyyyy Roooots… dopo un rigoroso Wall of Death (sempre chiamato dallo zio Max). Band della serata? Indiscutibilmente gli Overkill, ma senza ombra di dubbio !! Uomo della serata? Qui e’ piu’ difficile: Max che con il suo carisma basta lui con chitarra e voce a intrattenere il pubblico… Oppure Igorr che non ha sbagliato un colpo ?

Flavio Facchinetti

ADIMIRON - Et Liber Eris

Indie
Un buon disco questo per i romani Adimiron. La buona produzione, pulita e precisa, e’ il punto di partenza per un genere che mischia il death con il progressivo, e questa cosa fa apprezzare ulteriormente il disco. Svelata finalmente una band senza ombra di dubbio con capacita’, e fantasia, tutti gli strumentisti sono molto preparati tecnicamente, autori in passato di un demo e di un ep, finalmente giungono ora al full. Per gli amanti del genere ce n’e’ di tutti i colori, dal veloce al cadenzato, dagli arpeggi all’atmosfera cupa. All’interno del lavoro appare però un’ombra piu’ cupa delle altre, il disco ha un occhio di riguardo: si punta molto verso la Svezia come punto di riferimento ben saldo, per non dire occhi incentrati sugli Opeth.

I clichè utilizzati da Mikael Akerfeldt e soci vengono riproposti a gran voce dal combo romano, anche se a volte il cantato risulta essere piu’ consone ad un disco degli americani Mastodon. Difficile quindi catalogare il disco senza prendere come esempio la band svedese, ma detto questo andiamo oltre, perche’ sarebbe limitativo per una band così valida una penalizzazione di punti. La band merita veramente, e sono anche convinto che prendera’ una propria strada stilistica ben definita coi prossimi lavori. L’anima scura dei ragazzi e’ indiscussa, non c’e’ un momento di luce nel disco, il lavoro possiede un’anima buia intrinseca. Ritengo il disco interessante, anche per i progster di vedute più aperte, che troveranno pane per i loro denti. 

Voto: 6,5/10

Flavio Facchinetti

X-JAPAN - We are X Soundtrack

Legacy
Gli X Japan sono una delle piu’ famose band nipponiche di tutti i tempi. Questo e’ un album della nuova era, che li vede riformati dopo l’epoca storica degli anni 80/90, dopo la morte di un componente e dopo gli innumerevoli cambi di formazione che portarono il gruppo al loro primo scioglimento. La vita della band di Yoshiki e’ stata oggetto di un film documentario e quella che andiamo a recensire e’ la colonna sonora del film che e’ stato proiettato anche nei cinema e presentato anche al famoso festival Sundace film festival. La premessa e’ doverosa per capire il prodotto in questione, all’ascolto appare infatti alquanto slegato da vincoli di ogni tipo e quindi impossibile da capire, giudicare e recensire. Il disco inizia con una canzone di sola voce e piano, l’atmofera e’ dolce e un po’ malinconica.

Kurenai dimostra di come la band dal vivo sia potente e precisa, e ci sappia fare, registrata durante una delle loro apparizioni al Tokyo dome, e di un concerto chiamato “Last Live” fatto per salutare i fan prima dello scioglimento. Forever Love con piano e voce e l’assolo effettato verso la fine della canzone, per salutare Hide al suo funerale. Le melodie giapponesi non piacciono “all over the world” e nonostante la musicalita’ della lingua giapponese e la melodia del cantato che ci fa ricordare non poco la terra del sol levante, gli x japan hanno sempre avuto un discreto successo mondiale, anche fuori dall’arcipelago nipponico. Un disco “documento” che estemporaneo che farà felicissimi i numerosi fans del gruppo sparsi nel globo, ma che poco dice al mero ascolto fuori dal film documentario. Indiscutibilmente le qualita’ tecniche della band e le belle canzoni ci sono, ma il disco rimane per pochi intimi. 

Voto: 6/10 

Flavio Facchinetti

ELECTRIC WIZARD - Wizard Bloody Wizard

Spinefarm
Tutti conoscono la storia degli E.W.: nati nei primi anni 90, il nome della band e’ nato da due canzoni dei Black Sabbath che e’ la band di riferimento oserei dire “totale” del combo inglese, fin da subito notati da Lee. Ma come Christofer? Dorian!! La recensione e’ finita qui: Black sabbath band ispiratrice del progetto e Lee Dorian che per soli tre lustri li tiene sotto contratto… avete gia’ capito tutto vero? Continuiamo per Voi che ancora non avete capito: la stupenda copertina ritrae il busto di una ragazza nuda (avranno mica fatto un Sabba??) sulla pancina della malcapitata che io avrei riempito solo che di innocenti bacini e null’altro piu’, i ragazzacci hanno invece scritto una frase Wizard Bloody Wizard. La memoria ci riporta immediatamente alla storpiatura del titolo di un album uscito nel 1973… ora chi aveva scritto l’album mi sfugge…

E non ci crederete, ma la bella pancina della ragazza e’ sporca di sangue magari di gallina sacrificata… Nooooo. Allora per il rimanente di Voi rimasti che ancora non avete compreso con chi abbiamo a che fare continuo : ecco tornata una delle band profete del doom/sludge/stoner. La loro devozione al genere e’ totale ed immensa, tanto da essere annoverati tra le band principi del movimento. Ritornano con un album che vi colpira’ ad ogni ascolto sempre piu’ in profondità. La stupenda voce impeccabile e’ come sempre perfetta con la musicalita’ tetra, i riff sembrano riemergere dalle tenebre, i groove sono come al solito pesanti e cupi, gli assoli di chitarra psichedelici ci offrono viaggi inaspettati, … E che volete di piu’? sostenete a gran voce i principi dell’oscurità con questo ottimo lavoro che soddisfera’ sia i doomster piu’ accaniti che i metallari di vecchia gloria, Non chiedetemi altro, io sto preparando il brodo con la gallina che e’ stata sacrificata … Black in Black. 

Voto: 7/10

Flavio Facchinetti

Vanterrania e il suo Electronix, un album tra electro e suggestioni dark

Giovanni Brancati "alias" Vanterrania, nato a Scicli (RG), il 14/10/1975, vissuto nel Catanese, diede inizio al proprio percorso artistico come chitarrista negli anni 80, collaborando con varie rock band della zona, cimentandosi in concerti nelle piazze e serate nei locali che fecero da trampolino di lancio verso la ricerca di nuove sonorità. Egli così iniziò un percorso di sperimentazione basato su l’uso di sequencer, synth e chitarre.

La voglia di creare e sperimentare nuovi suoni ha generato diverse composizioni di colonne sonore facendo prevalere soprattutto sonorità elettroniche, alternative, indie. L’influenza dei molteplici stili musicali in varia misura ovvero punk, rock, industrial ed elettronica con cui si è da sempre confrontato hanno spinto a cercare un approccio elettronico ed originale.

Vanterrania ama pensare che la musica sia ogni forma di suoni e che facendo un uso costante di strumenti e sonorità elettroniche e combinandoli tra loro in un approccio vario ed originale diventa arte. Infatti il termine musica sperimentale (il suo equivalente inglese experimental) viene usato per descrivere forme musicali che tendono ai limiti di un genere definito il cui approccio sia determinato da ibridazioni di stili incorporati in elementi nuovi e distintamente unici controllati dall’elettronica.

Sotto lo pseudonimo Vanterrania, che spinge il pensiero alla terra in cui è nato e cresciuto, si muove intorno ad un percorso artistico che grazie alla rete, si sta cercando di portare avanti un progetto ben preciso e mirato ad ampliare la conoscenza e per questo che la sperimentazione non può fermarsi e spinge alla ricerca di nuovi modi di composizione sia analogiche che digitali, aspirando sempre più al raggiungimento della sonorità desiderata.

Presentazione di Electronix

"Electronix" è stato composto principalmente con l'intenzione di fondere "rock ed elettronica", in un contesto musicale alternativo. Nel suo modo di approcciarsi con la musica, Vanterrania ha cercato di concepire "Electronix" con la massima naturalezza possibile, cercando di mettere in risalto soprattutto le proprie attitudini, sonorità e studi sperimentali.

DEATHLESS LEGACY - Rituals of Black Magic

Scarlet
Grande ritorno per i nostri horror metallers toscani Deathless legacy, un disco pregno di sinfonie macabre e goticheggianti. La band capitanata da Steva, è artefice di un lavoro maturo, potente e molto personale, un disco che è sensuale e teatrale insieme. L’opener “The grimoire” introduce l’opera, un’introduzione orchestrale, pregna di mistiche forza oscure, voci demoniache, degna di una soundtrack horror. La titletrack è potentissima con un tappeto di organo e tastiere, puro horror metal, un up tempo retto da riffing d’acciaio e la performance vocale della nostra sicura, teatrale, ricca di melodia e versatilità, un chorus poi da cantare a pieni polmoni, brano eccelso. “The abyss” è sottolineata da tocchi di piano inquietanti, riffing di puro heavy metal oscuro, e tempi medi di batteria, la nostra Steva ha un istrionismo nella voce che denota grande gusto melodico, saggio uso della voce, interpretazione superiore ad altre più blasonate colleghe per i cambi di registro vocale; la band marcia spedita, un gruppo compatto e sicuro dei propri mezzi.

“Vigor mortis” è un brano heavy e sinfonico, dotato di grande pathos e cambi d’atmosfera, il ritornello è drammatico, grande finale potentissimo, col solo delle tastiere del grande Alessio Lucatti alias Alex Van Eden. “Bloodbath” è percussiva e battente, le chitarre sono affilate; la sezione ritmica è compatta e c’è un profumo di Death ss ma rivisti in un’ottica più malata e teatrale; anche qui un’eccellente prova vocale con un chorus da cantare tutto; un organo chiesastico fa capolino. “Homunculus” è veloce, diretta e spedita, quasi thrash nei tempi di batteria che è piena di dinamismo e cambi di tempo, riffing pieni di scorie goth/horror, e un organo a dare ancora di più il carattere orrorifico al brano. “Dominus inferi” ha un riffing iniziale iommiano, ribassato e un incedere sinfonico; un brano che è venato da soluzioni acustiche che poi si irrobustiscono e ancora una grande prova di Steva che da pathos drammatico, con uso sapiente delle melodie vocali; una sorta di ballata horror, oscura. Un grande ritorno, un disco pregno di horror che vi si incardinerà all’anima trascinandola nei profondi abissi oscuri. 

Voto: 8.5/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

HUMANASH - Intervista alla Band


Ciao John, potresti spiegarci da dove nasce la voglia di fondare una band come gli Humanash?

Ciao Teo ben ritrovato! Dunque HumanasH è il primo gruppo che ho fondato per mia volonta' nel lontano 1993! ...per giunta alla batteria,suonavo gia la batteria negli Arachnid con amici di vecchia data, ma nacque l'esigenza di fare un gruppo che unisse le mie passioni per l'heavy metal piu' tradizionale ma anche oscuro e speed come gli Helstar,Metal Church,Exciter,Agent Steel,Wasp ed ovviamante gli eroi nazionali i numi tutelari: i Death SS dell'epoca,parliamo del periodo del capolavoro Heavy Demons...quindi la passione musicale unita al mio amore per i films e le letture horror. Poi le cose sfuggirono di mano,per poco piu' che adolescenti,forse era troppo ambizioso il concept ed il sound che volevo, e si areno',io mi buttai a capofitto su L'impero delle Ombre e passai al microfono...sono dovutI passare quasi 25 anni per poter esordire con HUMANASH! Piccola curiosita',il nome della band lo pensai dopo l'ascolto in religiosa ammirazione del brano “ASH” dal lp autoprodotto “When we are upset” del '93 della meteora Techno Thrash Cremonese SEPOLMIA...disco (raro) che adoro!! Spero vivamente che un giorno qualcuno si prodighi a ristampare! 


L’Ep che presentate è un concept a tematica horror, com’è nato?

Il concept è nato mentalmente nei primissimi anni 90 quando con cari amici ed elementi del gruppo del tempo eravamo soliti fare escursioni ed improvvisate photo sessions in una antica chiesa sconsacrata nei pressi dei lidi a sud di Gallipoli ,il nostro paese,l'atmosfera era magica, quasi sacrale/blasfema,spesso andavamo in giro con un grosso stereo portatile (a pile ovviamente!) con i gruppi di cui sopra e i Death SS in primis a palla..vuoi mettere una seduta spiritica dopo aver sparato dalle casse Black Mass?? un apoteosi metallica!! “Reborn from the Ashes” infatti era presente insieme al suo concept nella mia testa gia' allora,l'ho solo ripreso e romanzato per l'ep d'esordio!

Ho notato delle atmosfere care ai grandi Mercyful Fate, è una mia impressione o sbaglio? E quali sono i tuoi e vostri numi tutelari?

Assolutamente si!!! ..sia i Mercyful Fate che King Diamond poi piu' volte detto i Death SS piu' metallici ed horrorifici,lo US Metal,certo Thrash e Speed Metal,il meglio del Techno Death il Prog Metal,il Doom...insomma il metal come lo si amava negli anni '90,molto variegato. 


Il disco è veramente gustoso perché offre buonissimo metal classico dalle atmosfere sulfuree e horror, quando avete concepito il disco, avevate già in mente su quale terreno muovervi?

Grazie dei complimenti! Come detto in precedenza il concept è grosso modo lo stile risalgono “alla notte dei tempi” eheh...ma la band sono riuscito a metterla su tra vari stop forzati solo un paio di anni fa,non è per nulla facile trovare elementi validi tecnicamante e in linea col progetto,e devo dire che col fido braccio destro Dario Petrelli in arte “Peruvian” ,batterista che suona con me dai prog metallers Hiding Tower dalla fine dei '90,ci siamo riusciti alla grande con Nicola Lezzi aka Nicholas Lestat dai Ghost of Mary/Slowdeath al basso,Gabriele Muja aka Gabriel Goya (Ghost of Mary) chitarra e Francesco Probo aka Francis Probus (Mnemos) chitarra. Grazie a questi validi musicisti siamo riusciti a concretizzare in breve tempo,quasi di getto i pezzi d'esordio dell'ep.  "Inoltre altro ringraziamento speciale va alla bravissima Ivana Cammarota cantante salentina che con impostazione lirica ed una magistrale ed inquietante interpretazione ha impreziosito l'outro dell'Ep che ricorda le colonne sonore del maestro Simonetti e i Goblin periodo Phenomena,Opera!" 

L’introduzione vede una partecipazione di un mito del metal non solo a caratura nostrana ma internazionale, ovvero il grande Steve Sylvester, è stato difficile coinvolgerlo nella cosa?

Certo che no! Steve è un signore,va detto,oltre che un vecchio amico del mio periodo fiorentino...è bastato chiederglielo e ci ha onorato della sua presenza..poi che dire,hai ascoltato l'intro che ha recitato? È pura magia oscura!..pare di ritornare ai tempi di “Walpurgisnacht”! Poi considera che tutto l'ep è una sorta di nostro tributo al suo periodo “Heavy Demons”/”Cursed Concert”!

Come vi trovate con la Jolly roger?

Molto bene e lo ringraziamo per quanto realizzato,ne siamo totalmente soddisfatti! Conosco Antonio, boss dell'etichetta da molti anni ormai e, conoscendo il tenore delle sue uscite, ho pensato bene di proporgli il progetto che ha subito apprezzato essendo nei canoni e standard della sua label. Poi spenderei due parole per i formati realizzati per l'ep: il cd e l'lp vinile nero e rosso limitato,per 250 copie totali, tutti corredati di bonus cd ed inserto fumetto a 4 facciate che narra le vicende del concept (ad opera del bravo artista abruzzese Raffaele De Innocentiis)...davvero spettacolare! Il logo invece l'ho disegnato io ai tempi ma è stato rimarcato professionalmente da Matteo Mucci. 


Secondo te, dato che c’è un ritorno a sonorità più classiche con gruppi come gli svedesi Ram ,i Portrait, gli Ambush e altre formazioni che fanno dell’heavy metal una bandiera, quanta è la fame ancora verso queste sonorità?

“NON FINIRA' MAI!!” per citare il mio amico Bud e la mitica Strana Officina! Non scherziamo su!!...ormai ho superato i 40 anni e seguo il Metal da tanto tempo come una fede, come collante sociale o ancor di piu' nel mio caso come unica compagna (la cultura Metal) nel cantuccio della misantropia lontano dallo squallore della vita quotidiana..e vedo che non è cambiato tanto da allora,anzi ora è ancora peggio! Insomma ti dico che pseudo rivoluzioni e fenomeni nel metal ci sono stati : l'industrial,il Nu metal,l'estremo fine a se stesso...tutte stronzate! i Grave Digger,Heavy Load,Running Wild,Manowar o Iron Maiden (ed altri 1000!!) ascoltavamo.....ed ancora oggi ...e tra 50 anni sempre questi ascolteremo!! il Metal Classico ha la sua forza intrinseca,ha melodia,potenza,ha cuore,tradizione,è puro istinto,trascina..poi ovvio siamo qui ad attendere le giovani leve che sappiano esprimere tutto questo!! 

Quali sono i progetti per gli Humanash?

E' appena uscito l'esordio...aspettiamo e vediamo le reazioni, i pareri e le recensioni,nel frattempo comporremo i brani per il full lengh!

Ci sarà la possibilità di potervi vedere dal vivo?

Malgrado la distanza tra di noi del gruppo, cercheremo di presenziare anche dal vivo se e quando ci saranno le situazioni giuste,avvalendoci pure per le date a me proibitive per questioni logistiche di un session singer, il valido amico Wolf gia' voce degli Slowdeath (HM dal Salento) in cui militano pure Peruvian e Nicholas! Che dire? Grazie davvero a te e ai lettori..tenete alto il Metallo,ascoltate e sostenete il Metal italiano che vale...e dateci una chance! ...NOI SIAMO RINATI DALLE CENERI!!!!

Matteo Mapelli

DEINONYCHUS - Ode To Acts Of Murder, Dystopia And Suicide

My Kingdom Music
Un ritorno grandioso perla one-man band Deinonychus; un disco di puro depressive black metal, marchio di fabbrica del nostro. Un disco che è marchiato a fuoco nel sacro vincolo della nera fiamma, ma soprattutto la parte più oscura, disperata e senza via di uscita. L’opener “Life taker” è lenta, possente e intrisa di disperazione; un doom metal con chitarre zanzarose e riffing nerissimi e la voce del nostro che è uno scream declamatorio; l’andamento è volutamente lento, perché nel depressive black metal non c’è velocità ma il metal estremo viene sublimato dolorosamente, ci sono alcune parti in blast beats per dare più movimento ad un brano nerissimo. “For this i silence you” è lentissima, disperata e con melodie drammatiche, un tappeto orchestrale di tastiere enfatizza ancora di più l’opera del nostro; le chitarre hanno trame drammatiche e ricche di pathos, lo scream è volutamente declamatorio e urlato come un grido verso il cielo velato di nubi nere; c’è un tempo più veloce a inframezzare il brano che da dinamicità a tutto ma non toglie nulla alla carica rabbiosa e drammatica.

“The weak have taken the earth” un brano anch’esso doom, lento, possente, con chitarre dalle melodie malinconiche, tempi lenti di batteria e scream disperati; l’emozionalità rabbiosa è palpabile e si sente il nostro dare una carica emotiva al suo screaming; le tastiere in più arricchiscono il quadro sonoro. “Dead horse” è introdotto da un arpeggio nerissimo, vocals disperate, urlate e un tappeto di tastiere; il nostro urla tutta la sua disperazione in un doom/black metal funereo, riffing nerissimi con un mid tempo di batteria; non c’è via di uscita; solo tanta rabbia dolorosa che non può essere trattenuta. “Dusk” è anch’esso un abisso sonoro senza pace, un brano lento, opprimente, vocals pulite e batteria dinamica e potente, che alterna sfuriate a tempi più lenti con inserti di scream. “Silhouette” inizia con un blast beats furioso, veloce e vocals pulite alternate a scream, riffing scurissimi e più neri della pece, poi prende tempi più cadenzati; mentre il nostro urla tutta la sua disperata rabbia e c’è solo dolore e morte. Un disco nero, non c’è definizione più consona di questa; qui l’uso delle melodie alza il tono disperato dei brani con inserti di tastiere, un lavoro coerente e che non mancherà di appassionare i seguaci di questo grande artista. 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

NOVA - Soli Contro il Mondo

ATMF
Ritorno fiammante, è il proprio il caso di dirlo dei bravissimi blacksters veneti. Un secondo album che è pieno di epicità violenta, battagliera intinta nel metallo più nero e distruttivo. L’opener “Guerra per il firmamento” è esplicativa, un’introduzione acustica che richiama una battaglia incorso che fieri tamburi e chitarre evocano, per poi deflagrare con un blast beats e chitarroni black metal. immaginate un campo di battaglia con scontro tra cavalieri, armature, acciaio e sangue e avrete una colonna sonora adatta per lo scontro; il black metal dei nostri è cantato in italiano attraverso uno growl fiero e afflati epici di riff di chitarra. “Crolla l’impero” è stupenda; tamburi battenti, ritmo cadenzato, riffing nerissimi e growl ferocissimi però che sono comprensibilissimi, grandi cambi di tempo e accenni melodici di stampo epico, senza per questo inficiare il brano, anzi arricchendolo di più sfumature, grande il lavoro in accelerazione della batteria. “Pietra della corona di lucifero” è veloce, buonissimi riff di chitarra, dinamismo che spazia a up tempo di batteria a blast beats e dualismo vocale declamatorio tra voce pulita e growl; ottimo lavoro di riffing black metal; anche qui il tasso epico/guerresco non cede di un millimetro, anzi, si incastra perfettamente.

La titletrack è veloce, violenta e spedita, up tempo con riffing death/black metal; voce pulita che declama un inno di guerra, e inserti filtrati; batteria che da cambi fluidi di tempo che spaziano anche nel blast beats, un brano pregno di atmosfera guerresca, fierezza che pasa anche nello stacco cadenzato e in alcune soluzioni di chitarra, ottimo solos. “Contro il drago e il toro” reca anche qui una ferocia battagliera, un brano velocissimo; blast beats e riffing nerissimi di chitarra; growl profondi, e alcuni inserti di chitarra acustica, un brano che è aggressione sonora e distruzione fiera. “Ad Apollo” sembra un’invocazione, una preghiera pagana, grande dinamismo, riffing perfetti nella loro malvagità epica, blast beats; grande brano strumentale. “Terra dei morti” è un mid tempo cadenzato, riffing zanzarosi, e funerei con dualismo vocale, la batteria ha anche un cambio di tempo più veloce; anche qui accenni melodici impreziosiscono il brano nella sua conclusione. Un disco stupendo, fiero, epico e feroce; pieno di orgoglio e sapiente uso del metallo più nero, grande ritorno dei nostri e non lasciamoli soli; avanti, la battaglia ha inizio! 

Voto: 8/10 

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

MACHINA COELI - Gnosis

Masked Dead
Grande recupero di questo gioiellino perduto ambient ma non solo, perché qui c’è anche musica di ambito sacro e di taglio mistico. Mistico si, perché questa one-man band generata da Coatl M. Evil, ora singer dei Mugshots ha generato questo lavoro, ed è un disco di ricerca non solo musicale, ma spirituale, un lavoro sullo gnosticismo, fatto con perizia e cognizione di causa. L’opener “Easter, 367 AD-December,1945 AD” ci proietta in un tempo antico nel tempo, con synth dalle melodie sacre, un tappeto percussivo cerimoniale, un profumo veramente antico, con un organo che denota ancora di più il carattere della musica e un sapore medioevaleggiante. “Pieroma” è ambient pura, sintetizzatori che avocano epoche al di fuori del tempo e dello spazio, un tappeto sonoro melodico, arioso e che comunica spiritualità e pace interiore; per poi avvolgerci con delle note di clavicembalo, che sembrano ispirate all’Oldfield del capolavoro ”Tubular bells”. “Sophya achamoth (separation)”,è un brano anch’esso ricco di ispirazione sacrale, i synth svolgono un compito eccellente, dando pathos alla musica con un tappeto percussivo che da ancora di più il verso al tono sacro e mistico del taglio musicale proposto dal nostro; una perfetta soundtrack per un film ambientato in epoche antiche e remote nel tempo.

“Eve and the snake(dialogue) è un pezzo stupendo, aperto, arioso, dall’afflato spirituale e insieme orchestrale, una sinfonia, anche le percussioni fanno capolino dando il tempo; molto evocativa la parte finale più cadenzata. “Creation“ col suo organo sacrale ci apre le porte di un respiro divino, un tappeto di tastiere che ha un taglio spirituale, da riflessione interiore con la parte più profonda della nostra anima; in questo brano c’è anche un legame col brano precedente, un filo rosso che lega tutta l’opera, sottolineando alcuni passaggi. “Re-integration of Sophya” è cadenzata, un che di madrigalesco e medioevaleggiante nei tempi percussivi e nel tappeto delle tastiere; il brano prende poi una piega più aperta con un tappeto di sintetizzatori melodici e un giro di fisarmonica e simil ghironde. Il conclusivo “Unity” è anch’esso pervaso di sacralità con note di organo; una sorta di inno agnostico; dove la spiritualità è palpabile; un viaggio verso il nostro io più profondo. Un disco stupendo, fatto di musica dal taglio sacro e spirituale, grande la bresciana Masked dead che ha deciso di stamparlo e pubblicarlo, fatelo assolutamente vostro. 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli