Mazzarella Press Office

EMP 1

Nuclear Blast 1

Nuclear Blast 4

Ombre Metalliche

Rossometile

Ruxt

venerdì 19 gennaio 2018

CORROSION OF CONFORMITY - No Cross No Crown

Nuclear Blast
Musicalmente parlando l’inizio di questo nuovo anno, promette molto bene. Una delle prime prove, infatti, è il nuovo lavoro degli americani Corrosion Of Conformity. Tra i padri che hanno contribuito a forgiare il crossover, la leggendaria band torna sul mercato con un ottimo No Cross No Crown, che li riconsegna ai vertici della scena internazionale, non solo crossover, ma in genere su tutto il piano metal e rock. L’inizio fa già ben capire che le cose sono fatte seriamente. Novus Deus ha il compito di introdurci all’interno di questo vortice musicale che s'imprime fin dalle prime note nella mente di tutti noi. Il sapore souther rock, stoner si avverte in pieno in The Luddite. Chitarre distorte, compresse come richiede il genere e un groove dannatamente attraente. Il brano sarà poi uno dei migliori dell’intero lavoro. Il crossover si fa pesantemente sentire nella successiva Cast The First Stone, la classe rimane immutata per loro.

La strumentale e quasi atmosferica No Cross introduce un'altra grande canzone: Wolf Named Crow, dove la vena stoner rock dei nostri è sempre in prima linea. In linea di massima, tutto il disco rimane su livelli molto alti, pescando a piene mani da tutta l’esperienza che i Corrosion Of Conformity hanno accumulato durante tutti gli anni trascorsi sulle scene musicali. Questo nuovo No Cross No Crown non ha nulla in meno rispetto ai loro classici, anzi, li proietta ancora più in alto, verso lidi possibilmente non ancora visitati da questi non più troppo giovani provenienti dal North Carolina. Brani da segnalare ce ne sono parecchi oltre a quelli già elencati: Little Man, l’acustico intermezzo Matre’s Diem, oppure la trascinante Forgive Me. Una menzione a parte si deve al brano E.L.M. in cui vengono fuori delle reminescenze tanto care ai grandi Cathedral, qui si avvicinano paurosamente alla leggendaria formazione di Lee Dorrian. Questo disco lo consigliamo vivamente a tutte le persone che amano la buona musica, senza barriere, senza preconcetti, sudata e vissuta. Ottimo ritorno sulle scene per una delle più influente band proveniente dalla Nazione in cui tutto è possibile, ovvero gli Stati Uniti D’ America. 

Voto: 8,5/10

Sandro Lo Castro

Davide Scognamiglio annuncia il suo EP Megalodon

Davide Scognamiglio è nato a Napoli il 20 Aprile 1996. All’età di 16 anni si appassiona alla musica ed alla chitarra elettrica studiando prima da autodidatta, poi frequentando un corso tenuto alla M.A.D. School e successivamente con Alessandro Liccardo (Hangarvain, Alessandro Liccardo). Nel 2016 fonda gli Aftermath, giovane band alternative metal che da subito si è inserita nella scena musicale partenopea. Con loro ha inciso il primo EP della band, “Ataraxia”, pubblicato l’11 Maggio 2017 per Volcano Records, insieme al lyrics video del singolo “Grey Snow”. La band è stata impegnata nella promozione del disco, dopo aver fatto tappa nei locali più rinomati della scena campana, quali il New Sea Legend (in apertura ai Metharia), MMB, Mamamù, Goodfellas Bacoli, Arts Cafè, Marabù club. Le ultime tappe hanno visto la band esibirsi al Cellar Theory Live e allo SHED Music Hall in occasione del Bones in the SHED, festival metal al quale hanno preso parte gruppi del calibro di Rain, Stamina, Edu Falaschi (Angra, Almah). Il 16 dicembre 2017 la band si è esibita al Live to Rock Metal Fest, che ha visto headliner della serata Cadaveria e Genus Ordinis Dei. Il 19 Gennaio 2018 annuncia “Megalodon”, EP autoprodotto con un chiaro stampo metal, ma che presenta anche molti elementi di sperimentazione. L’EP uscirà nel 2018. 

Presentazione dell’EP “Megalodon” 

“Megalodon”, primissimo EP autoprodotto di Davide Scognamiglio, si presenta subito con toni cupi e granitici, tipici dell’alternative metal, ma con molti elementi sperimentali, direttamente da generi come la fusion moderna ed il prog. Il disco si articola in un concept di 5 brani strumentali (4 più un’introduzione) atto ad esplorare gli abissi della depressione, in un viaggio terapeutico alla ricerca dei mostri che nascondiamo nelle profondità marine del nostro subconscio. Viaggio che in questo caso è, oltre che concettuale, sensoriale: al posto di testi cantati, ci penseranno gli effetti sonori caratteristici del mare a calarci nel mood per intraprendere questo viaggio.

“Per amore”, c’è un po’ di Walt Disney nell’ultimo grande successo di Aldo Losito

Migliaia di visualizzazioni per il nuovo videoclip del cantautore di Mottola, creato e diretto da Fabio Caricato e realizzato in Storyboard Animatic (primo esperimento in Italia) dal layout artist di Walt Disney Company Italia Nicola Sammarco. Il brano è da un mese in tutte le radio più importanti del sud 

Ancora un successo di pubblico e di critica per Aldo Losito. Il cantautore di Mottola, reduce da “Niend e Nisciun“, hit estiva con gli Aprés La Classe, è da un mese in tutte le radio più importanti del sud con “Per amore”, un brano autobiografico che descrive chiaramente la scoperta del vero amore, realizzato con Gabriele Semeraro (arrangiatore di Raphael Gualazzi e Ornella Vanoni). L’ultimo lavoro di Losito è accompagnato da un videoclip unico nel suo genere: creato e diretto dal regista Fabio Caricato (lo stesso di “Niend e Nisciun”), è stato realizzato in Storyboard Animatic dalla mano talentuosa di Nicola Sammarco, giovane layout artist per Walt Disney Company Italia. L’esperimento artistico che racconta la notte dell’11 novembre 1940, quella dello storico attacco degli inglesi alle navi della Regia Marina Italiana a Taranto, è stato un plebiscito con migliaia di visualizzazioni anche sui vari profili social dell’artista pugliese, che vanta tra le sue collaborazioni anche un brano con Gary Wallis dei Pink Floyd. “E’ stato un mese ricco di soddisfazioni – commenta Aldo Losito, recentemente insignito anche del premio “Musica e Sport” al premio Atleta di Taranto 2017 – nel quale il brano ha ottenuto un riscontro incredibile. Sono felice soprattutto perché la gente ha apprezzato l’unicità e la straordinarietà del videoclip in Storyboard Animatic, primo in Italia, che racconta un momento di storia contemporanea della nostra terra che non va dimenticato. E con quel “geniaccio” di Fabio Caricato e il talento puro di Nicola Sammarco il risultato finale non poteva che essere straordinario”. “Inizialmente temevo che il progetto fosse fin troppo ambizioso – confessa il regista Fabio Caricato – perché un video in animazione su un momento storico così importante non l’aveva fatto ancora nessuno. Ma Aldo è un artista determinato, che ama la sua terra e che vuole valorizzarla. In quest’ottica la collaborazione con Nicola Sammarco: all’inizio non è stato semplice confrontarmi con lui per via della distanza e dei suoi altri impegni lavorativi, ma quando ha cominciato a inviarmi le prime tavole definitive, ho capito che questo video avrebbe superato ogni mia aspettativa”. Gli fa eco Nicola Sammarco: “Il videoclip è un mix perfetto che sta portando i suoi frutti. Unire un cantante produttore, un regista e un disegnatore non è stato molto facile: ognuno di noi ha il proprio settore e soprattutto un differente punto di vista, ma questa è arte e l’unione fa la forza. La nostra passione ci ha aiutati a superare le difficoltà tecniche. Alla fine abbiamo ottenuto un cortometraggio animato, pensato come un film tradizionale, con parole e musica sensazionali. Questo per me è “Per amore””.

"The Fury of the Ancient Witch": pubblicato il nuovo video ufficiale degli ESSENZA

Gli ESSENZA sono un trio heavy metal  pugliese che ha guadagnato uno status di culto nell'underground metal nazionale, grazie ad una lunghissima attività live (ininterrotta dal 1993) e una ricca produzione discografica. In particolare, il loro stile hard & heavy con profonde influenze thrash degli ultimi lavori "devil's breath" (BigMud Records, 2009) e "blind gods and revolutions" (SG Records, 2014) ha riscosso apprezzamenti dal pubblico estero. "The fury of the ancient witch" è un brano ispirato da una leggenda popolare del Salento, zona da cui il trio proviene, che narra della vendetta di una strega ("macàra" nel dialetto locale),  confinata ad una vita ai margini della società su di un malcapitato, da lei costretto a danzare nottetempo sulle note di una melodia incantata, fino allo stremo delle forze ed alla follia. Per la realizzazione del video, il disegnatore Fabrizio Vetruccio ha scelto di trasporre l'antica leggenda in un tratto fumettista moderno, coadiuvato dalla regia di Alessandro, bassista del gruppo. 

Il video è visibile al seguente youtube link:   

mercoledì 17 gennaio 2018

PHILIP H. ANSELMO & THE ILLEGALS - Choosing Mental Illness As A Virtue

Season Of Mist
Phil Anselmo è un pazzo! E questa mia affermazione può esser letta in tante di quelle maniere, ma un po' mi darete ragione, scavando tra i suoi vari trascorsi musicali e tutte le sfaccettature del personaggio in questione. Per tutti gli anni '90, principalmente come cantante dei Pantera, Phil è stato senza dubbio uno dei capistipite internazionalmente riconosciuti del vocalizzo Metalcore/Groove Metal più estremo, assieme a Max Cavalera dei Sepultura e Rob Flynn dei Machine Head. Ma il nostro è anche un personaggio estremamente controverso. La sua instabilità ed eccentricità di carattere, gli abusi di alcool e droga nonché i suoi saltuari atteggiamenti apparentemente "simil-nazi" gli hanno attirato parecchie antipatie, mettendolo nei guai anche con la sua (ex-)band di appartenenza. Purtuttavia, nel bene e nel male il nostro è da tempo osteggiato ed amato in egual misura. Ed ora che, purtroppo, a causa di un assassino schifoso che ha tolto la vita a Dimebag Darrell, i Pantera non possono più esistere (e riconciliarsi con lui), il nostro inghiotte il boccone amaro, e si esprime come meglio crede nei suoi vari progetti musicali post-Pantera (Down, Superjoint Ritual), alcuni dei quali nati anche come contemporanei agli stessi Pantera. L'attività musicale di Anselmo deve restare di certo tenuta in alta considerazione, per una coerenza di fondo ed un ottimo mestiere che non si possono non riconoscere. Da questo concetto si parte, nell'analizzare il secondo album della sua band denominata "Philip H. Anselmo & The Illegals", in uscita il 26 di gennaio. Avendo avuto la possibilità di ascoltarlo tutto in anteprima, vi posso assicurare che è un lavoro musicalmente ad altissimi livelli. Ma è anche qualcosa di spaventosamente devastante e spiazzante, come un macigno gettato da un cavalcavia.

Vi assicuro che nonostante una produzione ottima, ci troviamo difronte ad un quasi inclassificabile sound a metà strada tra il Grindcore, gli Slayer ed i Morbid Angel. Con tempi cangianti ma frenetici e quasi snervanti. Vi assicuro che l'estremismo sonoro presente in quest'album non è cosa da lasciar indifferenti. Il nostro tra l'altro cerca di variegare il suo cantato in bilico tra il growling incazzoso (per cui è sempre stato maggiormente conosciuto) e lo screaming al limite del Black Metal. Parti di chitarra caratterizzate da un tremolo-picking inumano almeno quanto il blast-beat della doppia cassa della batteria vanno di pari passo a tanta inaudita rabbia, resa ottimamente da cambi di ritmo repentini quanto brevi. Non so davvero un "ascoltatore medio" cosa ne possa pensare, ma sento in questo "Choosing Mental Illness As A Virtue" una furia plasmata in musica in maniera talmente viscerale da affermare che pochi dischi possano essergli uguali. E quindi, nonostante le controversie del personaggio in questione (o forse proprio per queste), mi sento di affermare che l'espressione "genialità fatta della stessa sostanza della sua follia" (da me spesso e volentieri usata per descrivere Syd Barrett) credo si adatti abbastanza, seppur con le dovute proporzioni, anche a Phil Anselmo ed alla sua band. Un gran merito musicale va a Phil e alla sua band per questo ferale disco di... Brutal Sludge Metal, come viene descritto nelle note biografiche promozionali! E alla fine mi rimane solo il fiato sufficiente per dire: ascoltatelo, metallari! L'album tra l'altro uscirà in diversi formati: CD-Digipack apribile a croce rovesciata (!), audiocassetta (!!), vinile in diversi colori. Buon appetito! 

Voto: 9/10 

Alessio Secondini Morelli

INNER AXIS - We Live by the Steel

Fastball
La copertina raffigura un’armata di guerrieri che sta travolgendo chi guarda, pronti all'attacco, armati fino ai denti. Classica copertina che rispecchia a pieno il titolo del disco. Gia dalle prime note si avvince che anche la parte musicale e’ pienamente allineata all’intenzione primaria. Il cruento esercito perde pero’ la battaglia, ci sono all’interno dello schieramento delle parti piu’ deboli che vengono sconfitte in battaglia. La voce e’ la parte che non sopravvive nel’arduo conflitto per la sopravvivenza. La trovo molto debole, sembra che stia sempre “indietro”, nelle retrovie, cercando di “risparmiare le forze per la battaglia finale” che mai avviene, il tono usato e’ sempre abbastanza simile per tutti i pezzi. Le melodie vocali a voler guardare non sono nemmeno male, ma sono soffocate, quasi a “mai raggiungere la meta”.

Il resto della compagnia in prima linea torna a casa dalle famiglie, bisogna solo riaffilare la spada per la prossima volta, i ragazzi dietro gli strumenti a suonare diro’ non sono male, anzi, mi sono anche divertito ad ascoltarli, ce n’e’ per tutti i gusti in termini di riffs aggressivi, assoli, batteria potente, ben scandita, gusto nel comporre musicalmente, ottimo il motore dell’armata, sia il basso che la batteria hanno gran strategia combattiva, tecnica e variazioni a non finire pur di rendere il disco piu’ eterogeneo possibile, così come mi sono piaciute le asce di guerra, veramente grandi idee. All’interno ci sono molti spunti ottimi, altri belli, altri di grande impatto. Questa e’ una band che puo’ vincere la guerra, bisogna solamente rafforzare (come in tutti gfli eserciti che hanno delle pendenze) la parte non “piu’ debole” ma direi “meno forte”. Armed and Ready! 

Voto: 5,5/10

Flavio Facchinetti

MANACH SEHERATH - Timeless Tale

Bellissima la copertina del lavoro fatta come fosse un libro antico, con radici e/arbusti che escono dallo stemma della band prendendo le sembianze di lupo e di aquila. Dopo un intro tra il simfonico e i suoni naturali di madre natura, ecco iniziare il disco. La prima cosa che salta all’orecchio e’ la bella produzione e i bei suoni (quello che mi colpisce di piu’ sono i suoni di batteria). L’artwork e’ curatissimo in ogni particolare, e il prodotto e’ veramente molto ben confezionato. Il combo di Napoli è nato nel 2012 e prima durante e dopo i vari cambi di formazione, sono fautori di un demo nel 2013, e giungono ora al full. I nove brani che compongono il disco, registrato nel 2016 che vede per vari problemi la luce solo ora, hanno uno stile heavy metal classico, con influenze sinfoniche, ma effettivamente dopo ascolti ripetuti, ci si rende conto che hanno veramente un qualcosa di particolare, sarà l’atmosfera, saranno le tematiche, sarà il genere che si presta a varie interpretazioni, ma ecco capito il loro affannarsi per completare il quadro, la cura nella ricerca del nome in una lingua arcaica ora in disuso, la perizia certosina nei particolari di cover, finalmente tutto vien fuori… ben fatto!! Quello che a prima vista poteva essere scambiato come un sassolino qualunque, si svela poco poco a chi vuole, a chi sa apprezzare, fino a diventare pian piano una piccola gemma risaltante di colori. Anche la voce che dapprima sembrava soffocata, ha qui ragione di esistere così com’è. Sugli strumentisti nulla da eccepire, anzi li prenderei come punto di partenza e di riferimento. Open the book and listen !! 

Voto: 7/10

Flavio Facchinetti

ZOM - Nebulos

Argonauta
Il trio nasce a Pittsburg in Pennsylvania nel 2014 dall’incontro tra Gero von Dehn (MONOLITH WIELDER) e Andrew D'Cagna (BRIMSTONE COVEN). I ragazzi suonano un metal / rock’n’roll / grunge / stoner, come si intuisce fin da subito dalla bella copertina del disco. Ritmiche cupe e potenti, assoli a volte dal profumo blues a volte melodici, ma sempre azzeccati, trainanti melodie vocali tiranti verso il grunge e lo stoner sono gli assi sfoderati dai players in questione per farvi gustare i circa 45 minuti di “partita giocata”. Il disco si apre con la cervellotica nebulos-alien che ha dei riffs e delle costruzioni piu’ particolari, rispetto al genere suonato, continua poi con la più canonica burning dal lungo e bell’assolo, dagli stacchi a metà canzone di gifters con l’intermezzo veloce, la desertica Solitary, la groovosa e rotonda greedy few dal gustoso assolo,la bella there’s only me coi suoi bei riffs cadenzati e assoli melodici, a tratti sembra di ascoltare i maestri Cathedral mischiati ai grandi Mastodon, la piu’ sabbathiana bird on a wire, si introduce quasi sottovoce Final breath, più di concetto, dove si comincia a sentire il caldo del sole dopo ore e ore nel deserto, e dove il fisico stremato non ce la fa più (la mia song preferita del disco), fino a chiudere con new trip, di rinnovato vigore e nuova potenza. Suonato e cantato bene, nulla da eccepire, il dovuto e’ fatto, ma nonostante i numerosi ascolti, dovendo usare un aggettivo unico per definire il disco userei: gradevole. 

Voto: 6/10 

Flavio Facchinetti

KAYLETH - Colossus

Argonauta
E un piacere ascoltare il disco in questione. Pesante e compatto, mira al punto e l’obiettivo e’ colpito fin dalle prime note. La band veronese nata nel 2005 sforna oggi un disco che ci fa ricordare i “seventies” per l’intento e ci proietta nei futuri anni 20 per la durezza e potenza sonora. La band si ispira ai maestri Kyuss, ai potenti Monster magnet, ai divertenti Orange Goblin, ai discepoli 7zuma7, tanto per citare qualche band. La strada per Colossus vede i Kayleth autoprodursi diversi Ep fin dal 2006. Molti dei loro brani sono stati poi anche inclusi in diverse compilation importanti e famose del settore, aumentando i fans della band. Le tracks scorrono “veloci” se di veloce in questo genere si puo’ parlare, uno dietro l’altro, avvalorando sempre piu’ il giudizio positivo che l’ascoltatore si fa del disco e della stessa band, adesso l’attenzione e’ incentrata sul ritornello azzeccatissimo di “forgive”, sul riff space dell’inizio di “ignorant song” e sul suo progressivo proseguire, il solo di colossus, la parte finale space di “Escape”non ho parlato del primo brano “lost in the swamp”, quello mi è piaciuto tutto! Delle altre canzoni non scrivo, non voglio rovinarvi la sorpresa. Un occhio di riguardo per questi strumentisti, ed in particolare al cantante che con disinvoltura nuota tra le note con melodie vocali azzaccate e vincenti. Una band che ha molto da dire e che ha parecchi sassi pesanti da lanciare. Veramente consigliati, non solo agli amanti del genere, ma anche ai vecchi rockers incalliti che molte volte faticano a trovare nell’attuale dischi che possano soddisfare il loro palato usurato e sopraffino.

Voto: 7/10 

Flavio Facchinetti

DE LA MUERTE - Venganza

Revalve
Dal nome che porta questa interessante band, De La Muerte, si potrebbe erroneamente credere che vengano da qualche lontano paese messicano, invece questi giovani ragazzi sono italiani in tutto e per tutto. Unico punto in comune che hanno con il Messico è l’ispirazione che i nostri traggono dalla Nuestra Señora de la Santa Muerte e di cui ne sono fortemente influenzati anche sul versante lirico a quanto pare. Per questo bisognerebbe forse avere i testi da leggere, per poter esserne certi. Se guardiamo poi al lato prettamente musicale di Venganza, così è intitolato questo nuovo lavoro del combo italico, siamo su territori prettamente heavy metal con reminiscenze hard rock di ottima fattura. Parecchi i brani che regalano emozioni forti a chi si appresta al loro ascolto.

Se vogliamo fare qualche esempio di quello che è stato appena detto, possiamo citare le seguenti canzoni: De La Muerte che con il suo incedere heavy, già ci fa capire di che pasta, sono fatti. Goliardica, frizzante e dannatamente trascinante è l’hard rock di Lady Death, che tra l’altro sarà infine uno dei momenti più riusciti di un lavoro già di per se più che ottimo. Tanto groove esce dalle note di The Lat Duel, dove potenza e melodia si fondono alla perfezione. Se questi ragazzi hanno avuto l’onore di dividere i palchi di mezza Europa con gente del calibro di :Russel Allen, Therion, Taake, Fleshgod Apocalypse e altri, c’è sicuramente un motivo, la loro proposta è valida, piace parecchio agli addetti ai lavori e cosa più importante, a tutti coloro che amano la buona musica. Il fatto di andare in giro in compagnia di band tra loro completamente diversa è la giusta prova di quello che abbiamo sopra scritto. Altri brani da segnalare sono sicuramente: la divertente Death Engine e soprattutto l’esilarante e grandiosa Cancion Del Mariachi, che con il suo tiro messicano, s'insinua nella mente senza uscire più facilmente. I De La Muerte daranno filo da torcere alle più grandi e blasonate metal band, di questo ne siamo più che certi. 

Voto: 9/10

Sandro Lo Castro